Da quando le barche all’orizzonte hanno iniziato a flettere le proprie vele per abbracciare il maestrale, il sole ha deciso di vestire un buffo cappello, dalla forma tubolare e dai contorni viola violacei.

Da quando gli alberi hanno iniziato a dar confidenza al vento, stringendogli le folate, le nuvole hanno deciso di metter su una valigia di cartone piena d’aria, per partire via, lassù, ad incontrare l’addetto alle luci e il tecnico del suono.

Da quando le montagne han iniziato a scrollarsi di dosso le pendenze, i piloti di linea passano tutto il loro tempo a dar il cinque ai bambini che li guardano avvicinarsi a supersonica velocità.

Da quando le domeniche hanno smesso di esser domeniche ho pensato che, forse, gli altri giorni della settimana si siano sentiti un po’ più soli. Da quando le settimane si sono ribellate a questa imposizione dei sette giorni, le ho sempre viste al bar la mattina presto a bere caffè e malcontento. Da quando i secondi hanno smesso di essere secondi, il tempo ha deciso di togliersi quella maglia a righe e filare via tra le sbarre.

Da quando ho iniziato a non guardare, ho dimenticato, un po’, come si fa a respirare.

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