Mi sono perso un attimo all’incrocio tra la quarta e la sesta; non mi ero mai ritrovato tra gli spazi delle strisce pedonali, in quel terreno asfaltato da fondamenta di grigio. Aspettavo la locomotiva per la torre astronomica, quella da dove (ti) si vede per bene e senza sfumature; nelle particolarità del vento mi soffermavo sempre a guardare i minuscoli granelli di polvere portati via a destra e a manca, in un futuro incerto, accorgendomi di non poter(li/ti) vedere.

Quando, poi, ti ritrovai accanto a me sulla seconda panchina di legno vicino il ruscello, al centro della città, mi accorsi di come mi rivedevo nei vestiti che vestivo, realizzando che mi adesso mi vesto per te, per esser (quasi) bello come te. Mi piacque raccontarti di come il senso del meraviglioso coincidesse con gli intervalli di tempo in cui sei e divergesse da quelli in cui non sei. Che la meraviglia, al più, e il non poter vedere o dire, di quanto (tu) sia meraviglia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...