Esattamente nel momento in cui meno te lo aspetti, ti accorgi che la possibilità che tutto quello che tu abbia detto, sulla tua vita, sul tuo modo di pensare, sul vedere le cose e sul come comportarsi, di fronte alla vita stessa, sia vero. Lo realizzi e come per incanto svanisci: ti trovi al centro di una scacchiera senza scacchi, quadrati bianchi e neri ma non c’è una una sola dama, ve ne sono centinaia, migliaia, di più, un fattore esponenziale, non vedi alcun chicco di riso ma vedi tutto il tuo passato, il tuo futuro; vedi l’ontologica prova dell’amore, osservi sgorgare il sangue da una vena che non pensavi d’avere, da uno squarcio che pensavi di non veder più aperto.

Non provi dolore, non provi alcunché. Provi un quasi senso di delusione, amarezza, spontanea tristezza che si riflette esattamente sul tuo viso: ti guardi, ti chiedi se quelli sono i tuoi capelli, il tuo naso grosso è sempre lì, la tua barba e i tuoi baffi e delle foreste al posto degli occhi e un coltello per fiore nel taschino della giacca. Ti rispecchi nel vomito ai tuoi piedi, vedi esattamente tutti i tuoi contorni, flebili, deboli, pronti alla rottura. Sei lì, con il dito, fermo, a prevedere l’istante in cui toccherai uno di quei contorni e tutto diverrà buio, trascinando con se una luce intensa, quasi miracolata dal giudizio naturale di una giornata piena di sole. Sei sul letto, disteso ad osservare un soffitto che non conosci: non ti chiedi di chi sia la tua vita, perché sei lì, quando tornerai indietro, no. Ti alzi, cerchi di non svegliare il mondo, hai un passo che assolutamente non è felpato, ma ti avvicini piano alla finestra: macchine che sfrecciano lasciando scie parallele, due ragazzi si baciano, si amano forse, o forse no, due gatti fanno l’amore con le loro code.

Due gatti fanno l’amore con le loro code. Due gatti, fanno l’amore, con le loro code. Fanno l’amore, quei due gatti. Si guardano, intensamente, si osservano, si scrutano, si perdono nei proprio occhioni e intrecciano le loro code, due galassie che si scontrano e creano un nuovo universo, che la dimensionalità dello spazio non la conosco e non mi interessa, mi interessa di quei due gatti, che fanno l’amore, Prévert gli fa un baffo e anche molto lungo, a quei due, che si amano, e non si baciano ai piedi delle porte, si baciano ai piedi del mondo, e i passanti non li segnano a dito, non li guardano neanche, troppo stupidi per guardare l’amore; l’amore non si fa vedere da tutti, si nasconde agli sguardi più attenti e si rende palpabile a quelli disattenti, che puntualmente, lo mancano.

Due gatti fanno l’amore con le loro code. Mi giro, mi sveglio. É tutto sparito. É rimasta una tazza di caffè già freddo. Preferisco farlo di nuovo, fin quando ne avrò forza, e non prenderlo mai. Preferisco poter esistere con me, se non posso vivere con te. Preferisco ricordarmi di essere ciò che sono e assaporarne la dignità.

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